“Il partito nuovo a Bologna (Scritti su “La Lotta – 1945/ 1948)” di Arturo Colombi

210px-ArturoRaffalloColombiArturo Raffaello Colombi (Massa, 22 luglio 1900 – Roma, 6 dicembre 1983)

è stato un politico, sindacalista e partigiano italiano, dirigente e parlamentare del Partito Comunista Italiano.

A Vergato, nell’Appennino bolognese, inizia a lavorare a 11 anni come manovale in un’impresa edile. A 14 anni è segretario del circolo giovanile socialista e più tardi della Lega dei muratori di quel comune. Nel 1921 aderisce al Partito Comunista e nel maggio di quell’anno è segretario della sezione comunista di Vergato. Attivo antifascista, è arrestato con false accuse ed è tenuto in carcere per otto mesi. Dopo aggressioni e nuovi arresti emigra in Francia nel 1923. Nel 1928 è fra i delegati italiani al VI Congresso dell’Internazionale Comunista. Membro del Comitato centrale e poi membro candidato della Direzione del Partito Comunista d’Italia, rientra clandestinamente in Italia alla fine del 1931. Nel settembre 1933 è arrestato a Genova e condannato dal Tribunale Speciale Fascista a 18 anni di carcere. Liberato il 20 agosto 1943 ritorna all’attività di direzione politica nel PCI, quale segretario della Federazione di Bologna e poi di Torino. Partecipa alla lotta partigiana e nel febbraio 1945 assume la prima direzione de’ l’Unità clandestina a Milano e ne sarà il primo direttore subito dopo il 25 aprile.

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[…] Nel movimento di liberazione i comunisti erano di gran lunga la forza più grande, ma con la riconquistata libertà ritornava alla vita attiva la vecchia generazione di trazione socialista, e il vecchio quadro di capi lega di sindaci e dirigenti di cooperativa, costoro benché fossero stati in letargo per un lungo periodo, conservarono prestigio e anche capacità.   Tornò anche Giuseppe Massarenti, benché logoro per l’età e le vicissitudini della vita.

La politica di unità nazionale antifascista, gli orrori della guerra, la disfatta militare e le barbarie commesse dalle brigate nere avevano aperto gli occhi a una grande parte delle masse, già controllate dal fascismo, ma i più compromessi con il regime, e in generale le forze sociali conservatrici che avevano costituito la base del regime, riparavano sotto le bandiere della DC.

35482291_1830403213673358_623209079023599616_oPer conquistare molte migliaia di nuovi iscritti era necessario far sviluppare la propaganda, chiarire le idee, conquistare le coscienze, bisognava saper parlare alla mente e al cuore dei lavoratori, dimostrare con i fatti di saper affrontare e risolvere i problemi della vita.

21congressoBisognava ripulire la città dal letame e dalle immondizie che costituivano una minaccia di epidemia, assicurare il pane, la carne, il latte, i grassi, trovare un tetto ai molti che lo avevano perduto.   Le macchine delle fabbriche bolognesi erano state trasportate al Nord o in Germani, bisognava recuperarle e rimettere le fabbriche in efficienza.    Occorreva molto iniziativa e spirito pratico realizzatore.

390px-Signing_of_the_first_geneva_conventionRicordavo un giudizio sferzante che il noto dirigente sindacale Bentivogli di Molinella (che dopo l’8 settembre 1943 combatté assieme a noi e fu trucidato insieme al compagno Sante Vincenzi, poche ore prima della liberazione, era latore dell’ordine di insurrezione) in un Consiglio delle Leghe tenutosi nel 1922 alla Camera del Lavoro di Bologna. Rivolgendosi a noi comunisti, nel corso di un suo intervento, disse pressapoco:<<Voi comunisti siete dei bravi ragazzi, il vostro entusiasmo e il vostro coraggio, mi ispirano simpatia, domani sarete con noi, ma oggi come oggi dimostrate di non sapere cosa costa il sale.    I lavoratori che noi organizziamo sono alle prese con l’assillante problema del lavoro e del pane, per loro e per le loro famiglie, e voi credete di soddisfare queste esigenze inneggiando alla rivoluzione>>.

1024px-20161031_194954_Richtone(HDR)Questo giudizio mortificante e ingiurioso per noi, aveva trovato larghi consensi tra i capi lega presenti.   Noi comunisti non sapemmo rispondere in modo pertinente, come non avevamo saputo rispondere alla filippica anticomunista del capo confederale Baldesi.  E non lo sapemmo fare anche perchè sentivamo che qualche cosa di vero vi era nella sferzata demagogica del dirigente riformista.    Non avevo mai dimenticato il discorso, e ritornato a Bologna, sovente ricordavo ai compagni: dobbiamo dimostrare con i fatti di saper risolvere concretamente i problemi immediati che assillano le masse, così come lo sapevano fare i capi lega, i sindaci e i cooperatori riformisti. […] pp. 216

 

Disponibile presso LA BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

 

 

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