“Storia del sindacalismo americano – uomini liberi in sindacati liberi”

19 giugno 1912

Istituzione della giornata lavorativa di 8 ore negli Stati Uniti

 

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[…] Dopo la guerra civile, durante la lotta che si svolgeva fra datori di lavoro e sindacato, il movimento sindacalista divenne il teatro di una battaglia decisiva combattuta per il futuro stesso del sindacalismo. I protagonisti principali di questa battaglia furono i Cavalieri del lavoro (Knights of Labor) e l’American Federation of Labor (AFL) (Federazione Americana del Lavoro.

Il <<Nobile Ordine dei Cavalieri del Lavoro>> fu fondato da Uriah S. Strephens nel 1869; esso non era altro che un piccolo sindacato locale di Philadelphia, i cui iscritti erano operai che lavoravano nell’industria dell’abbigliamento. Più tardi si estese ad altre specializzazioni finché nel 1881, epoca dell’attività repressiva antisindacale, divenne una società segreta.

Il numero dei Cavalieri crebbe rapidamente e, dopo il 1886 il << Nobile Ordine>> comprendeva più di 700.000 membri sparsi in tutto il paese.

Per quel che concerne la strutta di questa Organizzazione, si può dire che essa era un’organizzazione a carattere nazionale con un’Assemblea generale esercitante un controllo sulle assemblee periferiche; ciascuna di queste era composta da cinque o più assemblee locali.

L’obiettivo dei Cavalieri era di ampia portata: la sostituzione del sistema basato sulla concorrenza con il sistema cooperativistico che desse ai lavoratori la possibilità di godere appieno della ricchezza che essi creavano; cioè doveva essere raggiunto dapprima, con la riduzione del potere finanziario delle banche, evitando singole lotte con i datori di lavoro. Da un punto di vista più concreto i Cavalieri tentarono di fare approvare la giornata lavorativa di 8 ore con eguale retribuzione sia per gli uomini che per le donne, l’abolizione del lavoro dei carcerati e del lavoro dei fanciulli; si voleva inoltre che i servizi pubblici passassero sotto la pubblica amministrazione e che venissero fondate delle cooperative.

Durante gli anni che vanno dal 1880 al 1889, allorché i <<pratical trade unionist>> (i promotori del sindacalismo pratico) esercitarono una maggiore influenza,  i Cavalieri proclamarono spesso degli scioperi per rivendicazioni economiche e conclusero accordi in materia salariale con i datori di lavoro.   Ciononostante coloro che erano in favore del sistema della contrattazione collettiva si trovarono in diretto contrasto con coloro che si facevano fautori di un programma politico e di riforme sociali;  inoltre gli interessi diretti dei lavoratori specializzati e di quelli dei lavoratori non specializzati, nonostante gli sforzi fatti dai Cavalieri a questo riguardo, non poterono essere considerati sulla medesima base.

I più importanti sindacali dei lavoratori specializzati non erano favorevoli all’organizzazione su base sindacale degli operai non specializzati, cosicché i primi vennero ad aperto conflitto con i Cavalieri. La politica perseguita dai sindacati dei lavoratori specializzati non era altro che un puro e semplice sindacalismo che si prefiggeva la concessione di salari più alti e migliori condizioni di lavoro. I lavoratori specializzati erano riuniti in una forte organizzazione nazionale dalla quale dipendevano i <<Local Unions>> ed alla quale era affidato l’incarico di raccogliere fondi per l’assistenza degli iscritti durante gli scioperi; l’organizzazione curava anche la distribuzione dei fondi.

Quando i cavalieri, nel 1886, rifiutarono di riconoscere e rispettare la competenza dei sindacati più potenti degli operai specializzati, questi ultimi fondarono l’American Federation of Labor (AFL). Primo Presidente di questa Federazione fu Samuel Gompers che, eletto presidente nel 1894, tenne tale carica, ad eccezione di un anno, sino al 1924, anno della sua morte. La forza principale dell’AFL al momento della costituzione era formata dai sindacati dei falegnami, dei fabbricanti di sigari, dei tipografi, dei metallurgici e dei forgiatori. [….] pp.14

 

Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiari

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