“Mondi femminili in cento anni di sindacato” a cura di Gloria Chianese

Stella_Vecchio24 settembre 2011 Muore a Milano Stella Vecchio, coniugata Vaia, nome di battaglia Lalla (Milano, 17 giugno 1921–24 settembre 2011)

E’ stata una partigiana, politica e sindacalista italiana.

Prima donna ad entrare nella segreteria della Camera del Lavoro di Milano, ne fu vice segretaria dal 1958. Successivamente (1973) costituì il Comitato Spagna Libera a sostegno dei perseguitati politici dal regime franchista e partecipò alla fondazione del comitato Italia-Vietnam, di cui sarebbe stata segretaria e poi presidente, ricevendo per tale opera di solidarietà la Medaglia all’Ordine dell’Amicizia da parte del governo del paese asiatico.

[…] Nel 1958 una circolare emanata dal Ministero dell’Interno stabilisce l’applicazione del principio di parità salariale a tutte le dipendenti dell’amministrazione comunali e provinciali.

manifestazione donne FLMNello stesso anno la nuova legge sullo stato giuridico del personale delle Ferrovie dello Stato, con l’abolizione delle qualifiche riservate alle donne, stabilisce la parità retributive e riconosce altresì il passaggio delle ex scrivane della carriera esecutiva e in quella di concetto a seconda del titolo di studio posseduto.

Nel 1960, anno in cui le confederazioni sindacali, Confindustria e Intersind firmano l’accordo sulla parità salariale, valido per le operaie dell’industria, anche le dipendenti dai sanatori dell’INPS ottengono la parità assoluta, mentre le impiegate degli istituti di credito e quelle della Banca d’Italia vedono riconosciuta una significativa riduzione dei precedenti scarti stipendiali tra uomini e donne.

donne premio produzione

L’impegno per la parità si estende poi ad un più ampio ventaglio di problemi riguardanti l’inquadramento del lavoro femminile sul piano della ridefinizione delle qualifiche e dei criteri di misurazione della produttività.   Il conseguimento della parità retributiva non dissolve le profonde disuguaglianze che permangono in tutti i settori del terziario, nelle organizzazioni commerciali, nelle banche, nel parastato e nello stesso pubblico impiego, dove la qualità del lavoro femminile non migliora in quanto le donne, relegate a ruoli subalterni, continuano ad affollare le categorie inferiori degli inquadramenti.

Alla fine degli anni Cinquanta, nel solco delle lotte per la parità, si dispiega un’ampia campagna contro i licenziamenti per  matrimonio.

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Si tratta di una pratica molto diffusa che i datori di lavoro adottano soprattutto nei confronti delle impiegate del settore privato, per aggirare gli oneri previsti dalla normativa di tutela della maternità e per giovarsi di un contributo turn over della manodopera.   Il licenziamento può avvenire attraverso il ricorso a diversi sistemi: facendo valere la clausola di nubilato, inserita nei contratti di lavoro o nei regolamenti aziendali, obbligando la lavoratrice a dimettersi <<volontariamente>> o a firmare una lettera di dimissioni in bianco all’atto dell’assunzione, facendo largo uso per le più giovani di contratti a termine. […]pp314

Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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