“Lettere 1926 – 1950” di Cesare Pavese

Cesare_Pavese_1-127 agosto 1950 Viene ritrovato morto in un alberto di Torino Cesare Pavese scrittoreconsiderato uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo

Il 17 agosto aveva scritto sul diario, pubblicato nel 1952 con il titolo Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950: «Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò» e il 18 agosto aveva chiuso il diario scrivendo: «Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più».

In preda a un profondo disagio esistenziale, tormentato dalla recente delusione amorosa con Constance Dowling, alla quale dedicò i versi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, mise prematuramente fine alla sua vita il 27 agosto del 1950, in una camera dell’albergo Roma di Piazza Carlo Felice a Torino, che aveva occupato il giorno prima. Venne trovato disteso sul letto dopo aver ingerito più di dieci bustine di sonnifero.

Sulla prima pagina dei Dialoghi con Leucò, che si trovava sul tavolino aveva scritto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi».

All’interno del libro era inserito un foglietto con tre frasi vergate da lui: una citazione dal libro, «L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia», una dal proprio diario, «Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti», e «Ho cercato me stesso». Qualche giorno dopo si svolsero i funerali civili, senza commemorazioni religiose poiché suicida e ateo.

[…]Durante la mia permanenza a Roma (’45- 46) è fiorita qui a Torino l’Unione Culturale, per opera di un avvocato Zanetti e del pittore Menzio.

All’inizio era nettamente di sinistra, ma non dava luogo a manifestazioni né a discussioni in questo senso.   Si accontentava di dare concerti, organizzare recite, mostre, conferenze e proiezioni.

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Cesare Pavese, il primo a sinistra in seconda fila, studente del Liceo D’Azeglio di Torino, nel 1923.

Era più che altro una combutta artistico-mondana caldeggiata sopratutto dai pittori per esporre le loro opere.    Alla fine del ’46 la direzione, o la presidenza che sia, passò a Franco Antonicelli, ex liberale, repubblicano, attualmente orientato verso il socialismo.    Tutti dissero <<La destra ha vinto>>, pensando al salotto di casa Antonicelli, dove bazzicavano gente danarosa e qualche volta discutibile, invece Antonicelli si limitò a rallentare le attività dell’Unione.

Lui personalmente è uno dei tipi culturalmente più significativi di Torino.    Lo conosco da tempo e so che è un uomo onestissimo, sinceramente democratico, coraggioso (è stato presidente del CNL piemontese), e gli nuoce forse soltanto una certa mondanità dell’ambiente in cui vive.

Ha ricevuto a casa sua Salvemini di passaggio da Torino, facendogli incontrare dei PdA e socialisti vari.    Mi sembra un tipico uomo da Piccola Intesa.

Ma è anche e soprattutto una fine umanista e dirige la Casa Editrice De Silva, che è una specie di Einaudi Editore anteguerra.[…]pp.556

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Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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