“Le notti della democrazia” di Giuseppe Amari e Anna Vinci

anselmi29 lugli 1976 : con la nomina a Ministro del lavoro e della previdenza sociale, Tina Anselmi (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927 – Castelfranco Veneto, 1º novembre 2016) è la prima donna ad entrare nel Governo.

Tina Anselmi nacque a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927 in una famiglia cattolica: il padre era un aiuto farmacista di idee socialiste e fu per questo perseguitato dai fascisti; la madre gestiva un’osteria assieme alla nonna.

Frequentò il ginnasio nella città natale, quindi l’istituto magistrale a Bassano del Grappa. È qui che il 26 settembre 1944 i nazifascisti costrinsero lei e altri studenti ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia: decide così di prender parte attivamente alla Resistenza. Con il nome di battaglia di “Gabriella” divenne staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passò al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Frattanto, nel dicembre dello stesso 1944, si iscrisse alla Democrazia Cristiana e partecipò attivamente alla vita del partito.

Dopo la seconda guerra mondiale si laureò in lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, divenendo poi insegnante elementare.

tina-anselmi-governo-675[…]Ero a tutti gli effetti una staffetta partigiana, e intanto la mia vita si svolgeva normalmente: sia in famiglia sia a scuola – avevo, infatti, deciso di continuare a frequentare il liceo.  La mia giornata cominciava alle cinque di mattina: prima andavo a Treviso a prendere ordini, poi a Nord di Castelfranco, dove c’era il comando della brigata, per organizzare il mio lavoro, quindi a Bassano all’Istituto magistrale, infine da lì tornavo a casa.

VMi viene ancora da sorridere guardando la pagella dell’anno scolastico 1944-45, quando la mostro alle mie nipotine, vedendo che in condotta avevo dieci.    Se i professori avessero conosciuto la mia attività non mi avrebbero dato quel voto: non ero certo una ragazzina rispettosa della disciplina e diciamo che portavo un certo scompiglio.

tina-anselmi-partigianaA volte dopo cena mi capitava nuovamente di uscire.   E non bisogna dimenticare che, a causa del coprifuoco, dovevamo essere all’erta e restare fuori casa il minor tempo possibile, stando sempre molto attenti a non provocare i fascisti e i nazisti con sortite che non fossero più che necessarie.   E per non essere scoperti utilizzavamo le famiglie contadine, legittimate per il loro lavoro a non rispettare il coprifuoco: il vitello sta male, la mucca deve partorire, c’è una staccionata da rinforzare, è scoppiato un temporale.

Tina-AnselmiLa preparazione dei lanci degli alleati era una delle azioni che ci portavano fuori di notte, dopo che la brigata aveva chiesto l’invito di armi, di materiale, di cibo.   E questi lanci avvenivano nei campi dei contadini che hanno avuto il grande merito, mai sufficientemente ricordato, di ospitarci senza chiedere niente.   Ci accoglievano, rischiando la vita se fossero stati scoperti, ci nascondevano nella stalla che era un locale caldo, e ci lasciavano lì ad aspettare l’ora stabilita.  Non ci saremmo  potuti organizzare senza la loro solidarietà, la loro collaborazione, e… senza la nostra fantasia.   Mettevamo le biciclette con i fanali disposti in modo da formare una lettera dell’alfabeto; quando la lettera era infine composta, andavamo a far girare le ruote, e i fanali si accendevano.   Nell’oscurità della notte la lettera illuminata era il segnale per gli alleati: potevano sganciare i paracadute. E dopo bisognava subito nascondere il materiale prima di smistarlo.[…]pp.195

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Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

Nilde-Iotti 2

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