“Pertini Presidente per sempre” di Lucia Campagnino

8 luglio 1978  Sandro Pertini viene eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995

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[…]”Dammi del tu, belinon! (stupidone!)”. Sono queste le parole che Mario Oppedisano si è sentito dire , a soli diciotto anni, da Sandro Pertini, che aveva appena tenuto un comizio in piazza Baracca a Sestri Ponente.   Parole che hanno dato il via a un’amicizia e a un impegno che continuano ancora oggi , a quindici anni dalla morte del presidente savonese e nella sua memoria.

Dipendente regionale e collaboratore amministrativo della Biblioteca del Consiglio regionale (dove mi riceve subito dopo l’affollata inaugurazione di una mostra dedicata ad Emanuele Luzzati), dopo 15 anni trascorsi nei sindacati – ha fondato nel 1988 a Roma la UIL giovani, di cui è stato anche presidente nazionale – Oppedisano ha creato nel 1990 il Centro culturale Sandro Pertini, […]

pert[…] Il suo affetto per Pertini e per gli ideali di giustizia e libertà, ai quali egli ha dedicato tutta la vita, ha radici ancora più lontane.   Risalgono, infatti, alla sua infanzia e alle estati degli anni Sessanta passate in Calabria nella casa sul mare del nonno materno Felice Armocida, socialista antifascista, che ogni sera prima di andare a dormire gli raccontava la Resistenza e le grandi battaglie, il delitto Matteotti e la fuga di Turati, i sacrifici di un’intera generazione che ha regalato la libertà a quelle successive, che troppo spesso se ne dimenticano.

“Era un socialista romantico, da inizio secolo e da muto soccorso”, ricorda Oppedisano ” quello del nonno, che me lo ha tramandato con le sue parole e il suo esempio, così come mio zio Corrado e l’indimenticabile amico e compagno Enzo Agostino scomparso di recente: socialisti nobili di altri tempi.”

Sandro-Pertini (1)E così, già quando era studente alle scuole magistrali di Sampierdarena, Oppedisano è entrato nei movimenti studenteschi, e accanto alle preesistenti FGCI, Lotta continua, Lotta comunista  e Avanguardia operaia, ha dato vita al gruppo socialista.

“Ci prendeva in giro”, racconta, “dicevano che eravamo quattro gatti.   Loro avevano le bandiere di Che Ghevara, Stalin, e Ho Chi Minh, e noi avevamo Pertini, Mattetotti, Turati e Rosselli”.

Nel 1976, diciottenne, si era poi iscritto alla sezione socialista di Sestri Ponente dove abitava e nel giugno dello stesso anno era avvenuto l’incontro cui si alludeva all’inizio.

Sandro Pertini, allora presidente della Camera, sta per tenere il suo comizio in piazza Baracca stracolma.   “Dal palco della musica alla chiesa dell’Assunta era tutto un mare di gente” raccontava Oppedisano.   Mentre un compagno della sezione di Sestri lo stava presentando al pubblico lui, impaziente come sempre, aveva iniziato a tirargli la giacca dicendo ” E belin! Fanno fito (Forza! Fai Presto!)”.

Poi aveva preso il microfono e parlato al suo pubblico. Un discorso emozionante, ricorda Oppedisano, che trasmetteva i suoi ideali nobili e i suoi valori ( valori di cui oggi si parla tanto ma che invece si stanno inevitabilmente deteriorando a molti livelli, commenta).

E aveva esortato i giovani – anche se già anziano aveva sempre questo filo diretto, psicologico, umano, politico e sociale, coi giovani – dicendo: “Non c’è giustizia sociale senza libertà e voi dovete dedicare la vostra vita ad un ideale, qualunque esso sia. Non deve essere per forza il mo, io li rispetto tutti, ma sceglietene uno e poi seguitelo”.

Un grande esempio di democrazia che è restato impresso nella memoria di molti.

Mentre Pertini parlava, la folla lo acclamava per nome “Sandro, Sandro!” perchè lo sentiva vicino, uno del popolo. E poi, finito il comizio, dopo gli applausi che non volevano spegnersi, era sceso dal palco e Oppedisano ricorda di essersi avvicina, timido e impacciato, e di aver detto, forse addirittura balbettando:”Piacere, signor Presidente!”.

E la risposta era stata secca, immediata:”Ma quale presidente, belinon! Dammi del tu, io sono il compagno Sandro!”.

Poi lo aveva preso a braccetto e gli aveva detto:”Vieni con me”, dirigendosi verso la sezione di Sestri, dove tutti erano seduti l’uno accanto all’altro.    E c’è una bella foto che li mostra vicini, con Pertini che sta cercando una penna nel taschino della giacca, per scrivere la sua dedica su un libro del giovane Oppedisano che lo guarda intimorito.

Ero solo l’inizio di quello che lui stesso definisce “un amore folle dal punti di vista politico, umano, sociale e culturale” e dell’abitudine di seguirlo, con un gruppo di ragazzi della sezione sestrese, viaggiando su una Cinquecento scassata, e di andare a sentire tutti i suoi comizi a Genova e in Liguria, descritti da Oppedisano “sempre veementi, con una carica umana da far paura”.

Quando due anni dopo, l’8 luglio del 1978, Pertini era stato eletto Presidente della Repubblica, Oppedisano, che si trovava alla festa provinciale dell'”Avanti!”, si era messo subito a stampare con un vecchio ciclostile centinaia di volantini che recitavano: “Viva il nostro Presidente partigiano!”.[…]pp.43

frilli91

Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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