4 giugno 1944 – I nazisti uccidono Bruno Buozzi ed altri compagni “Tempo di guerra fredda – I diari di Pietro Nenni dal 1943 al 1956

4 giugno 1944 – I nazisti uccidono Bruno Buozzi ed altri compagni

buozzi

[…] 2 GIUGNO

Passata la serata al Laterano dove ero venuto a vedere con Bonomi quel che si può fare per i nostri detenuti.   Ce ne sono novecento a Regina Coeli e duecentodieci in via Tasso.   Sembra che per otto soltanto ci sia l’ordine di partenza per il nord e fra questi figura Bruno Buozzi. Confesso che sono quasi più inquieto per quelli che resta che per quelli che partono. E’ difficile immaginare un finale idilliaco, senza lotta e senza eccidi, anzi coi detenuti abbandonati alla loro sorte, sarebbe una lieta sorte.[…]

[…] 7 GIUGNO

 Una giornata terribile.

Monumento_ai_martiri_antifascisti_uccisi_in_località_La_Storta_il_4_agosto_1944Arrivando in direzione del partito alle otto ho appreso che nella notte erano state trasportate a Roma le salme di quattordici vittime dei nazisti. Si tratta di detenuti di via Tasso partiti venerdì scorso verso il Nord.   Sono stati freddati con la classica revolverata alla nuca al chilometro 10 della via Cassia, in località La Storta.   I compagni delle organizzazioni militari hanno già riconosciuto tre di loro, i compagni Baran Fredrick (il nostro Raffaele), Libero De Angelis e Salvatore Tonetti.   Non è impossibile che sia fra i morti (i quali sono sfigurati e in stato avanzato di putrefazione) anche Bruno Buozzi.    Ho subito mandato Canevari, Lupis e Perrotti all’Ospedale Santo Spirito dove sono state trasportate le salme.    Sono tornati dopo una mezz’ora, che mi è sembrata un secolo, con la risposta affermativa: Bruno è tra i morti!

Scheda_segnaletica_di_Bruno_BuozziMi è toccato di andare, volendo ancora sperare che ci potesse essere un errore. Si entra in una specie di lugubre cripta.   Le salme sono allineate su un pancaccio, assolutamente irriconoscibili. I volti sono neri, gonfi, sfigurati come i  morti in campo di battaglia, quando sono rimasti esposti al sole o alle intemperie.   Non riesco a ritrovare i tratti di Bruno nel cadavere che mi mostrano, ma taluni segni, la statura, gli abiti, il taglio dei capelli, fanno effettivamente pensare a lui.   Sono davanti a questi resti informi come disumanizzato: l’orrore vince la pietà.   In tasca al cadavere di Bruno – giacchè purtroppo è lui – è stato trovato un fazzoletto con l’iniziale B.   Aveva a tracolla un fagottello di biancheria; lo faccio disfare; il pigiama e la camicia portano la marca di una camiceria di Parigi. Mi aggrappo ancora alla speranza che le sue cose personali possano essere state regalate o prese da un altro.    Gli faccio togliere una scarpa e tagliare un lembo del corpetto. E corro, con queste macabre reliquie, dai compagni Cesare, presso i quali è ricoverata la signora Rina. Fino all’arrivo degli americani ella aveva creduto che Bruno fosse partito con me per Napoli.   Dopo la liberazione lei si è fatto credere che era stato arrestato a Frosinone e trasportato dai tedeschi a Verona.

Vittime_dell'eccidio_de_La_StortaCome mi vede, la povera donna ha l’intuizione di una sciagura e mi butta le braccia al collo.   Allora tutto ciò che avevo preparato per prepararla alla verità sfuma nel mio cervello e le dico: <<Rina, Bruno è morto!>>.

E’ una scena straziante: lo è tanto più che per me non so difendermi dal pensiero, forse egoista in questo momento, che si deve al puro caso se una scena simile, in questo momento, non si svolge a casa mia…

Purtroppo il gilè, la scarpa, gli indumenti di cui impongo il riconoscimento alla povera Rina, sono di Bruno. Sparisce così l’ultima speranza. E dopo un’ora me ne vado, affranto. […]pp82

1944_-_7_giugno_-_assassinio_di_bruno_buozzi1

Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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