“La contrattazione collettiva in agricoltura (1945-2010) di Pasquale Papiccio

3 aprile 1920 nasce a Napoli Giovanni Arenella (Napoli3 aprile 1920 – Napoli16 marzo 1965) è stato un politicopartigiano e sindacalista italiano.

Attivo, sin dal 1937, nella organizzazione clandestina del Partito comunista, dopo l’8 settembre 1943 fu tra i più combattivi animatori dell’insurrezione popolare di Napoli. Dopo la liberazione della sua città, Arenella organizzò nella provincia i CLN.

Quando rientrò al lavoro in fabbrica, l’operaio comunista fu licenziato per avervi svolto attività sindacale. Era il 1948 e Arenella si trasferì in Calabria per partecipare, a fianco dei contadini, alle lotte per la riforma agraria. Tornato a Napoli nel 1951, si impegnò nei sindacati sino a che, il 25 maggio 1958, candidato del PCI alle elezioni, fu eletto deputato nella III legislatura. Riconfermato nella IV, mantenne il mandato parlamentare sino alla prematura scomparsa; gli subentrò Maruzza Astolfi.

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[…]Alla fine della seconda guerra mondiale l’economia italiana è prevalentemente agricola.

La struttura fondiaria è caratterizzata dalla presenza della grande azienda capitalistica, che è condotta, a seconda dell’orientamento colturale, con salariati e giornalieri di campagna oppure a mezzadria e colonia.   Largamente presente è, anche, l’azienda latifondista caratterizzata dall’assenteismo della proprietà e della gestione da parte di “fiduciari”, variamente denominati a livello territoriale.

Il movimento dei lavoratori agricoli, che si sviluppa dopo il ventennio della dittatura fascista, si articola perciò su obiettivi diversi, ma per nulla contrastanti, legati alle caratteristiche di conduzione e di proprietà della terra.   E’ perciò un movimento unitario.

DC Riforma agraria, manifesto DC 1951, foto di Nicola Bruni - 315x270

Lo stesso Sindacato, rinato dopo il 1945, è unico e tende a rappresentare tutti i lavoratori della terra (braccianti, salariati, mezzadri, piccoli coltivatori diretti, ecc.), assumendo come prima denominazione quella di Confederterra.

Il movimento punta ad ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro ed ha quindi obiettivi articolati, quali:

  1. ) salario, orario, stabilità occupazionale e professionalità nei territori dove è presente l’azienda condotta a salariati;
  2. ) la riforma agraria, con la parola d’ordine “la terra a chi lavora“, nei territori caratterizzati dalla presenza di mezzadria, colonia e latifondo.
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In questo caso, che non approfondiremo in questo lavoro i risultati ottenuti furono la riforma dei “patti agrari”, con l’assegnazione di circa 760.000 ettari di terra, di cui il 60% al Sud, a 113.000 famiglie di  braccianti. I cosiddetti “patti agrari” saranno poi definitivamente superati con la L. 203/82 e trasformati in affitto, mentre le terre assegnate ai braccianti saranno via via abbandonate, sia perchè poco produttive, sia perchè insufficienti (i lotti non superavano i 6 – 7 ettari) a garantire un reddito adeguato.

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La contrattazione collettiva in agricoltura è nata e cresciuta dal basso, dalle aziende e dai territori, per poi dar luogo ad accordi nazionali per consolidarne i contenuti ed eventualmente generalizzarlo sul piano nazionale. Per meglio comprenderne il significato e i contenuti, è necessario tener presente il contesto generale, in cui si si è svolta l’iniziativa del sindacato. […] p.21

Riforma-agraria

 

Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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