“Il piano Schuman contro l’industria italiana” di Giovanni Roveda

19 marzo 1885 Nasce a Pietra Ligure Antonio Negro

(Pietra Ligure19 marzo 1885 – Genova28 marzo 1963)

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è stato un sindacalista, politico e antifascista italiano, segretario nazionale della FIOM e senatore nelle prime due legislature della Repubblica italiana.

Impegnato già in età giovanile nelle lotte contro lo scioglimento delle associazioni operaie ordinato nel 1898 dal governo del generale Pelloux, nel 1912 fu eletto segretario della Camera del lavoro di Sestri Ponente. All’avvento del fascismo, fu tra i primi a opporsi con le note lotte operaie organizzate nella cittadina ligure. Per questo fu costretto dai fascisti a lasciare la città e, aiutato dai portuali, lasciò clandestinamente Sestri per riparare in Egitto, ove organizzò i lavoratori del Canale di Suez.

Quando seppero dove si trovava, i fascisti chiesero ed ottennero dalle autorità di quel paese la sua espulsione. Riparò quindi in Francia, poi in Austria e per mezza Europa, ritornando da clandestino presso la famiglia che si era rifugiata dai nonni materni nel comune di Capraia e Limite (FI). Scoperto, fu mandato al confino a Lipari [1] e al suo ritorno subì continue persecuzioni, tra le quali 109 arresti.

Partecipò alla guerra di liberazione in Toscana e alla caduta del regime fu sindaco di Empoli, poi segretario della Camera del lavoro di Firenze ed infine segretario nazionale della FIOM. Ritornò a Genova, dove nell’estate del 1945 fu eletto segretario della Camera del lavoro.

Nel giugno del 1946 fu eletto membro dell’assemblea costituente; nel novembre 1946, consigliere comunale a Genova; infine fu senatore nel primo e nel secondo Senato della Repubblica.

Morì povero, come aveva sempre vissuto, nel 1963. Piazza De Ferrari a Genova era strapiena di cittadini al suo funerale.

[…]L’organizzazione unitaria dei lavoratori metallurgici non poteva esimersi dal prospettare al Paese le ragioni per le quali i lavoratori sono contrari alla realizzazione del cartello dell’acciaio e del carbone, ora specificatamente chiamato Piano Schuman.

Subito dopo la Liberazione la FIOM ha richiamato l’attenzione della classe dirigente, di tutti i lavoratori e della pubblica opinione sulla necessità di riordinare, rafforzare e migliorare tecnicamente il nostro apparato produttivo, invecchiato e disorientato dalla anti-economia e speculativa politica anarchica.

Il problema della siderurgia si è posto fino d’allora in primo piano; impianti vecchi i nostri; alti costi e difficoltà di importare il minerale, crescente scarsezza dei rottami accentuata dal continuo accaparramento americano; necessità quindi di una organica riorganizzazione per aumentare la nostra capacità produttiva in modo da garantire l’acciaio necessario per il Pese, non solo in un periodo di depressione economica quale è quello che veniva sempre più ad accentuarsi, ma per favorire la possibilità di diminuire i prezzi.

Ecco perchè, quando l’Ing. Sinigaglia annunciò il suo piano tendente a rinnovare gli impianti per sviluppare la produzione a ciclo integrale (da minerale), l’organizzazione dei lavoratori si dichiarò favorevole, ma criticò il piano Sinigaglia perchè si  limitava alla trasformazione dello S.C.I. di Cornigliano, restringendo quindi la nostra produzione di acciaio al livello di maggiore depressione economica.

La FIOM condannò l’atteggiamento Falk-Fiat che voleva avere il predominio della produzione e, sostenne che bisognava amplicare il piani Sinigaglia; la FIOM denunciò lo stato di arretratezza delle fabbriche, inviando Falk e Fiat a rimodernare le fabbriche consumatrici di rottami, per poter portare la nostra produzione di acciaio almeno a quattro milioni di tonnellate. […]

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[…]La FIOM e le Unioni Internazionali del Metallurgici e dei Minatori fino dal settembre 1950 suonarono il campanello d’allarme contro questo piano, che non ha altro scopo che quello di mettere sotto controllo americano la produzione di carbone e dell’acciaio per averla disponibile a beneplacito, come materia prima per la guerra contro l’Unione Sovietica e i Paesi di democrazia popolare e per poter intanto controllare la produzione metalmeccanica di tutti i Paesi, con immediate ripercussioni negative per l’Italia.[…] pp.6

 

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Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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