“Dossier Polonia” di Francesco Bigazzi

6 febbraio 1989 Iniziano in Polonia gli accordi della Tavola Rotonda

Gli accordi della Tavola Rotonda si tennero a Varsavia, in Polonia, dal 6 febbraio al 4 aprile 1989. Il governo diede inizio alla discussione con il sindacato Solidarność, soppresso per legge, e con altri gruppi di opposizione nel tentativo di calmare il crescente tumulto popolare.

 

[…]Nel 1967 e nel 1968 il sindacato metalmeccanico cecoslovacco fece proprie le resistenze degli operai alla riforma e assunse posizione rivendicativa: accettiamo le riforme perchè sono necessarie a elevare l’efficienza produttiva, ma difenderemo, anche con la lotta, l’occupazione e il salario; l’occupazione (questa volta militare) del 1968 impedì di vedere operante questa nuova posizione del sindacato socialista. In aggiunta a tutto ciò, in Polonia si è creata una situazione nuova.   Il sistema economico tradizionale, non riformato, non è riuscito a realizzare contemporaneamente i due obiettivi della piena occupazione e del salario reale stabilito.   Anche qui, gli operai hanno cominciato la loro resistenza attiva contro il sistema economico-politico e le sue compatibilità in occasione dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari con cui il Governo voleva ricavare fondi per aumentare gli investimenti.

L’esplosione di protesta operaia è da imputare sia agli aumenti dei prezzi alimentari, sia al mancato raggiungimento degli obiettivi del piano quinquennale, sia ancora al venir meno delle condizioni oggettive del consenso al sistema: stabilità dei prezzi e del salario reale, garanzia della piena occupazione.   L’obiettivo della piena occupazione, al primo posto nella scala delle priorità economiche, è coerente con gli altri obiettivi strutturalmente perseguiti dalla classe dirigente dei paesi dell’Est, e si è imposto per la lunga fase di crescita, industrializzazione e modernizzazione, in società che ancora vedono un 30-40% della popolazione occupata nell’agricoltura.   A sua volta la piena occupazione permanente non fornisce ai lavoratori strumenti di difesa – dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro – paragonabili allo sciopero in Occidente.   L’aumento o anche la stabilità del salario reale sono invece obiettivi di conflitto con quelli delle classe dirigente, che tende a gonfiare la quota degli investimenti sul reddito nazionale.   A seguito dei primi, lenti processi di riforma degli ultimi 2-3 decenni, l’incremento regolare dei consumi è diventato obiettivo prioritario; tale incremento viene poi diviso a turno tra i diversi gruppi sociali di lavoratori (per esempio operai dell’industria, contadini delle cooperative, impiegati dell’amministrazione dello Stato) attraverso aumenti salariali concessi ogni 3-5 anni, di solito abbastanza consistenti.  Che il salario reale costante sia uno strumento fondamentale di conquista del consenso operaio è provato non soltanto dalle rivolte polacche (1970, 1976 e 1980) ma anche dall’opposizione operaia dalle riforme economiche, accompagnate da aumenti dei prezzi dei beni di consumo e da disoccupazione, almeno temporanea, dovuto alla chiusura delle fabbriche non profittevoli. […]pp.11

 

Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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