“Lenin e il socialismo italiano” di Helmut Konig

21 gennaio 1924  muore a Gorki Leninskie –  Vladimir Lenin

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Servì come primo ministro della Repubblica russa dal 1917 al 1918, della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa dal 1918 al 1922 e dell’Unione Sovietica dal 1922 al 1924. Sotto la sua guida la Russia – e in seguito l’Unione Sovietica – diventò uno Stato socialista monopartiticogovernato dal partito comunista sovietico. Ideologicamente marxista, le sue teorie politiche sono state poi riconosciute come “leninismo“.

[…] Ciò che Lenin aveva creato come nuova società, apparve ai socialisti italiani, nel loro <<vaneggiare dietro il muto russo>> e in un momento in cui le parole sembravano avere ancora un senso univoco, come la realizzazione di quella libera associazione di Comuni, che l’anarchia aveva predicato, di quei consigli-produttivi, che il sindacalismo aveva valorizzato come la giusta e libera forma finale dello sviluppo della società, da istituirsi dopo il crollo catastrofico dell’imperialismo feudale e capitalistico.

Dopo la parola d’ordine diffusasi già dopo la rivoluzione russa del febbraio 1917 <<Fare come in Russia!>> diventavano adesso comuni fra i socialisti italiani anche slogan come <<Dittatura del proletariato>> e <<Consigli di fabbrica>>. Come scrive Nenni, quest’ultima formula <<aveva il vantaggio sulla “Dittatura del proletariato” di agire sulla mente degli operai come un mito e di sviluppare quindi un massimo di energie morali […].   Il partito non aveva nessun piano. Esso non si preoccupava neppure di spiegare che cosa intendeva per dittature del proletariato.   In Italia il proletariato industriale è in minoranza. Voleva esso la dittatura di questa minoranza? […] Il partito, mentre faceva professione di anti-democrazia e di anti-parlamentarismo, non si preoccupò di dire su quali basi avrebbe organizzato lo Stato>>. Nenni vede giustamente in ciò una delle cause del futuro successo del fascismo.

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Bettino Craxi (1934-2000) con Pietro Nenni (1891- 1980)

 

Quando nei primi giorni di novembre 1918 crollarono le Potenze centrali, i socialisti maggioritari, a cui era toccata la responsabilità di governo a Berlino e Vienna, badarono attentamente a stornare, nei rapporti con le potenze vincitrici dell’Intesa, ogni sospetto di accordo con i bolscevichi russi.   Tanto nei partiti socialisti delle Potenze centrali sconfitte, come in quelli dei paesi vittoriosi dell’Intesa, i sostenitori del comunismo russo erano in minoranza.   Il PSI invece intendeva tendere ad identificare le possibilità del socialismo nel proprio paese col destino dei bolscevichi russi.   Già l’appello nell’ora della vittoria alleata conteneva l’accenno all’anniversario della rivoluzione russa d’ottobre ed una protesta contro i tentativi di soffocarla con un intervento armato.   La prima manifestazione di massa, promossa dai socialisti nuovamente in un clima legale, avvenne il 10 novembre: un ordine del giorno richiedeva <<che cessi senz’altro ogni intervento armato nella Russia liberata dallo zarismo>>. Nel suo discorso Turati ricordò che la Russia aveva schiantato l’autocrazia dello zarismo; l’assemblea lo applaudì ed esplose in grida d’evviva all’indirizzo della rivoluzione russa.

Il segretario politico del PSI Costantino Lazzari fu scarcerato il 20 novembre 1918 grazie ad un provvedimento d’amnistia. Lenin deve aver saputo ai primi di dicembre di questa e di altre scarcerazioni in Italia e deve aver erroneamente pensato che anche Serrati fosse stato amnistiato: infatti il 4 dicembre 1918 inviò un messaggio di saluto a Serrati, il quale poté tornare invece alla direzione dell'<<Avanti!>> soltanto con l’amnistia del 20 febbraio 1919.   Nel suo saluto Lenin esprimeva la speranza <<che anche in Italia e negli altri paesi dell’Intesa avrà presto inizio la rivoluzione proletaria>>.   In Italia questa speranza era condivisa soltanto dall’ala di estrema sinistra del partito, alla quale Bordiga già nel dicembre 1918 aveva dato un organo di stampa fondando la rivista <<Il Soviet>>, il cui titolo voleva già essere inteso come un programma.   Espressione delle attese messianiche di quel periodo, <<che sembrava gravido di un nuovo mondo>>, era anche il programma di azione per il dopoguerra che la Direzione del PSI aveva definito nelle prime sedute subito dopo la fine del conflitto. […] pp.37

 

Disponibile presso la BIBLIOTECA NAZIONALE UIL ARTURO CHIARI

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