“Gramsci in carcere e il partito” a cura di Paolo Spriano

V

8 novembre 1926 La polizia del regime fascista in violazione della garanzia di immunità parlamentare arresta nella sua casa a Roma Antonio Gramsci, verrà rilasciato in fin di vita nel 1935. Durante la prigionia scriverà i suoi Quaderni dal carcere.

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E’ noto come Gramsci trascorse il primo periodo della sua cattività. Rinchiuso a Regina Coeli, l’8 novembre 1926, viene assegnato per cinque anni al confino di polizia; il 5 dicembre del 1926 raggiunge Ustica – dove organizza con Bordiga e altri compagni una scuola per i confinati – ma deve ripartire – colpito da mandato di cattura e ammanettato – già il 20 gennaio del 1927: gli è che si sta allestendo, da parte del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, il famigerato <<processone>> contro i dirigenti comunisti al quale Gramsci comparirà come uno degli imputati maggiori. L’istruttoria è condotta dal tribunale militare di Milano: Gramsci giunge a San Vittore, il 7 febbraio, dopo un tremendo viaggio in <<traduzione ordinaria>> di diciannove giorni, e resterà nel carcere milanese fino all’11 maggio del 1928. Si trovano nello stesso carcere, ma rigorosamente separati l’uno dall’altro. gli altri due maggiori dirigenti comunisti sotto processo: Mauro Scoccimarro e Umberto Terracini. Quest’ultimo riesce clandestinamente a informare il partito del corso dell’istruttoria, una montatura creata per avallare l’obbrobrio giuridico di considerare la legislazione eccezionale introdotta con il 5 novembre del 1926 retroattiva per un tempo in cui il partito comunista – pur bersagliato di arresti e di repressioni –  era però ancora legale e aveva suoi rappresentanti – tra cui lo stesso Gramsci – in parlamento.

I compagni del centro interno che opera subito dopo le leggi eccezionali, nella leggendaria <<casa dei poveri>> presso Genova, hanno ideato un piano di evasione per Gramsci da Ustica ma il repentino trasferimento di quest’ultimo lo vanifica. Quanto alla gravità della sua posizione processuale, che Gramsci sia il capo del partito non è ignota affatto alla polizia, mentre lo è a gran parte dei compagni che non fanno parte degli organismi dirigenti, data la struttura dell’organizzazione. Se, infatti, sia lui che altri dirigenti potranno negare davanti al giudice di avere fatto parte dell’Esecutivo – la cui composizione non fu mai resa pubblica dal 1924 al 1926 – la direzione generale di Pubblica sicurezza è perfettamente al corrente di tutte le cariche all’interno del partito comunista. Essa ha già annotato nella cartella personale che – come gli altri capi proletari – viene riservata al sovversivo Antonio Gramsci, che questi è stato nominato <<Segretario dell’Esecutivo>> sin dal 1924: <<Per opportuna vigilanza segnalasi attività di propaganda che da qualche tempo va svolgendo on. Gramsci, nuovo segretario Comitato esecutivo Partito comunista, specialmente nelle Isole e Meridionale [sic], propaganda intesa ad attivare contadini nel partito comunista ed invitare giovani compiere opera penetrazione dal punto di vista bolscevico nell’Esercito>>

In un rapporto del questore di Bologna si leggono altri rilievi significativi su Gramsci. Si tratta di una nota del luglio del 1927 che servirà di base per la sentenza di rinvio a giudizio da parte della commissione istruttoria – la quale ripeterà esattamente tali espressioni. Eccole : <<E’  il Gramsci che dirige con mano sicura il partito nel 1926 […]. E’ il Gramsci l’anima di tutto il movimento ed è lui che mostra la via da seguire al partito […]. I precedenti politici lo additano come uno dei più sentiti dalle folle […]. La sua figura è quella di un capo partito>>.

Capo non significa – + cosa che va ricordata per tutti gli aspetti del rapporto di Gramsci con il partito e su cui torneremo – che egli abbia già quella caratterizzazione di <<segretario generale>> che assumerà nei partiti comunisti come anni successivi uno stacco particolare. Il primato di Gramsci, che gli riconoscono tutti gli altri dirigenti, è il primato innanzitutto intellettuale, spirituale e ideologico. Tipico, in proposito, l”omaggio che Togliatti gli tributa nel primo articolo che dedicherà a lui su Lo Stato operaio, la rivista dell’Ufficio estero del partito (provvisoriamente costituito dallo stesso Togliatti, da Grieco e da Tasca, nonchè Longo per la federazione giovanile) che si riesce a stampare a Parigi nel marzo del 1927: <<La storia del nostro partito è ancora da scrivere. Chi la scriverà e saprà cogliere, al di sopra delle particolari vicende politiche e organizzative, la grande linea della formazione storica di esso come avanguardia della classe operaia, dovrà dare ad Antonio Gramsci il posto d’onore>>. Ma tale primato non esclude che si parli nel quadro di partito e dell’Internazionale dei tre maggiori dirigenti comunisti incarcerati – tutti e tre dell’Esecutivo . come di compagni aventi pari responsabilità politica. […]pp.17

 

Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiari

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