“Russia e rivoluzione nella teoria Marxista” di Amedeo Bordiga

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7 novembre 1917 Russia: i bolscevichi assaltano il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio retto da Aleksandr Fëdorovič Kerenskij. È l’inizio della Rivoluzione d’Ottobre che porta al potere Lenin.[1](La Russia usava ancora il calendario Giuliano, i riferimenti dell’epoca indicano quindi la data del 25 ottobre)

Nell’aggiornare tra il 1875 e il 1894, il suo scritto sulla Russia sociale, Engels, che tanto insiste sul procedere sempre più risoluto delle forme economiche capitalistiche, non fa si può dire cenno delle prime manifestazioni della lotta di classe dei lavoratori dell’industria.

Eppure è ormai a tutti noto che già in quel periodo il proletariato delle grandi città aveva dato indiscutibile segno di vita, attirandosi spietati colpi del potere politico assolutista.

Fino al decennio 1870-80 negli stabilimenti militari si lavorava oltre 12 ore, e nell’industria tessile anche 13 e 14 al giorno. Il tasso dei salari, l’impiego di donne e fanciulli, nella loro storia, insieme ad ogni altra condizione del lavoro di fabbrica, ripeterono la tragedia del proletariato inglese del ‘700 e primo ‘800 descritta da Engels e Marx. Si ebbero i movimenti di tipo “luddista”, ossia la distruzione delle macchine e delle fabbriche stesse. Le organizzazioni di difesa e di lotta fecero la loro apparizione: nel sud col 1875, nel nord col 1878 (Odessa, Pietroburgo). Gli organizzatori, alcuni dei quali avevano vissuto all’estero, avevano avuto contatto con la I Internazionale e con lo stesso Marx. Tra l’80 e l’85 si ebbero grandi scioperi, memorabile quello della fabbrica Morozov contro il ribasso delle mercedi e le multe, finito con centinaia di arresti e con un grande processo, La storia di questo erompere della lotta operaia segue fino alle epiche lotte del 1904 e 1905, ove sono già milioni i lavoratori dei grandi centri che scendono in lotta, e dove si giunge direttamente allo sciopero generale politico in una intera città, e in tutto il paese, con formidabili azioni insurrezionali, che si scontrarono colla feroce repressione della polizia e dell’esercito.

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Mentre in occidente lo sciopero generale rivoluzionario è ancora più una questione discussa dai partiti che una effettiva arma di lotta, il 1905 russo viene a sancire la storica importanza di questo primario mezzo di battaglia del proletariato.

mano mano quindi che si avvicinava il momento delle immancabili rivoluzioni antizarista, col ritmo stesso con cui cresceva la forma capitalistica di produzione si elevavano i formidabili effettivi della classe operaia urbane nelle città della Russia, che proprio in quell’epoca avevano preso a ingrandire con la velocità caratteristica del tempo borghese.  Tutte le città russe nel 1850 non davano che tre milione e mezzo di abitanti (…).

Il 3 gennaio 1905 scoppiò lo sciopero nelle officine Putilov.  Alla tragica domenica 9-22 gennaio, in cui i dimostranti trascinati inermi dal pope Gapon furono falciati dalla mitraglia ai cancelli del palazzo imperiale, erano 150 mila gli scioperanti in Mosca.

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Nella successiva ondata di ottobre furono altrettanti, ma scese in lotta tutta la Russia e si fermarono i 7550 mila ferrovieri. Il 21 dicembre 100 mila lavoratori a Pietroburgo e 150 mila a Mosca scesero ancora per le strade: il 30 dicembre la storica insurrezione – La Prima Rivoluzione Russa – era schiacciata. […]

 

Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiari

 

 

 

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