Il sequestro dell’ “Achille Lauro” e il governo Craxi a cura di Emanuela Primiceri

12 ottobre 1985  Il caso Sigonella – Bettino Craxi ordina all’Ammiraglio Fulvio Martini, capo del Sismi, di assumere le operazioni militari per il rispetto della sovranità nazionale italiana. Il ragionamento non fa una piega: il delitto è avvenuto su una nave italiana e i dirottatori si trovano su territorio italiano. E’ l’Italia che deve giudicare i colpevoli. Inoltre, al momento, non esistono prove certe che Abu Abbas sia imputabile del reato.

[…]La vicenda del dirottamento, fin dalle prime ore di crisi, fece emergere all’interno della maggioranza problematiche apparentemente sopite. La difficile convivenza in seno al pentapartito portò, come precedentemente sottolineato, prima ad una polemica tra i partiti, in seguito, ad una spaccatura nella maggioranza e inevitabilmente alla crisi di governo.

Analizzando le fondi a stampa emerge già dai primissimi giorni di crisi una forte polemica tra i due organi del PSI e del PRI, ovvero l'”Avanti!” e “La Voce Repubblicana”, che rifletteva chiaramente una situazione di disagio all’interno dei partiti.

Sulla stampa presa in esame sono stati riscontrati numerosi riferimenti ai vari attentati addebitabili a organizzazioni terroristiche palestinesi, vicino o meno all’OLP. Laura Guazzone ha opportunamente sottolineato come vi sia una netta differenza tra gli articoli apparsi su “La Voce Repubblicana” e gli articoli dei quotidiani nazionali pubblicati tra l’8 e il 9 ottobre 1985.

L’excursus di attentati terroristici catalogati dal giornale repubblicano non facevano altro che demonizzare l’OLP, facendo confluire su di essa anche responsabilità non sue, e giungendo a conclusioni non esattamente verificabili.

La presa di posizione dell’organo del PRI a favore della linea atlantica mirava però a sottolineare l'<<unilateralismo>> filopalestinese della linea politica estera adottata dal governo, che avrebbe favorito secondo i repubblicani una sorta di giustificazione del terrorismo mediorientale, di cui l’OLP era la maggiore espressione.

I toni dell'”Avanti!” si accesero in un articolo del 9 ottobre, in cui veniva caldamente sottolineata l’inutilità della polemica in un momento così difficile per il governo, di cui facevano parte anche i repubblicani, il quale non avrebbe fatto altro che rimarcare, almeno nelle prime ore di crisi, l’inefficacia della colpevolezza dell’OLP e del rifiuto di collaborazione con Arafat: Reagan, infatti, in un primo momento aveva accettato la collaborazione con il leader palestinese, almeno prima che venisse accertata la morte del passeggero americano.

Ad appoggiare le tesi dei socialisti c’erano anche i democristiani che invitavano alla riflessione su un punto nodale della situazione: partire <<con una posizione preconcetta e affrettata>>non avrebbe fatto altro che scatenare una crisi, inutile più che altro per il fatto che le accuse mosse contro la politica estera del governo non avevano riscontri effettivi.

Analizzando le iniziative del governo Craxi in materia di politica estera, (dal consenso all’installazione degli euromissili all’appoggio al negoziato Hussein-Mubarak), era possibile smentire che accusava il governo di allontanarsi dalla tradizionale linea filoatlantica ed europeista, e, in ogni caso, si potevano porre le basi del riconoscimento del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e di eventuali iniziative volte a promuovere la pacificazione delle zone calde della regione. […] pp.78

 

Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiari

 

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