“Storia del socialismo” a cura di Jacques Droz Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiari

[…] negli anni dal 1865 al 1867, imponente sviluppo, di tipo sindacalista, sotto la spinta delle grandi lotte rivendicative che hanno luogo tra il 1868 e il 1870 : i lavori dei primi quattro congressi dell’Associazione internazionale degli operai confermano questa periodizzazione. Un primo congresso, previsto per il 1865 a Bruxelles, non può aver luogo e viene sostituito da una conferenza tenutasi a Londra (25-29 settembre), nella quale ci si limita a sanzionare i contatti annodati nel 1864. Al congresso di Ginevra (3-8 settembre 1866), il primo vero congresso internazionale, a dare il tono ai dibattiti è la delegazione francese, tutta o quasi proudhoniana. Diretta da Tolain, la delegazione sostiene la necessità di affrancare la classe operaia grazie ad una generalizzazione del <<mutualismo>>: si deve stabilire <<lo scambio sulle basi della reciprocità, organizzando un sistema di credito mutuo e gratuito, nazionale e quindi internazionale; non si tratta di distruggere la società esistente quanto piuttosto di migliorarla>>. Quindi, niente rivoluzione e niente scioperi. Al congresso di Losanna (2 – 8 settembre 1867) la preminenza francese è ancora netta, anche se già indebolita. Marx ne denuncia ironicamente certe lacune: <<I signori parigini avevano la testa piena delle più vuote frasi di Proudhon; parlano di scienza e non sanno niente>>. In realtà, il trionfo delle idee proudhoniane è solo apparente. Anche in Francia, esse non rispondono più all’evoluzione del movimento operaio. La società – e in primo luogo le cooperative – che si proclamano operaie sono fallite dalla prima all’ultima. La prassi dello sciopero, e quindi della Camera sindacale, tende ad imporsi nei fatti. Al congresso di Bruxelles (6-13 settembre 1868) i delegati si pronunciano quindi per la legittimità e la necessità dello sciopero.Riaffermano la necessità della cooperazione operaia, ma con prospettive completamente diverse da quelle previste nel precedente congresso: le associazioni cooperative debbono costituire la base della futura società socialista emancipata. Su proposta dei belgi, il congresso si dichiara a favore dell’approvazione collettiva del suolo, delle miniere, delle cave, delle foreste, dei mezzi di trasporto: con grande scandalo di un ultimo, sparuto gruppetto di proudhoniani moderati, si fa sentire così l’influenza crescente dei <<collettivisti>>, non tutti <<marxisti>> ma per lo più, come César de Paepe, vicini a Marx. La grande svolta avviene definitivamente al congresso successivo, quello di Basilea (5-12 settembre 1869). In questo congresso, autenticamente internazionale (su settantotto delegati si contano ventisette francesi, ventiquattro svizzeri, dieci tedeschi, sei inglesi, cinque belgi, due austriaci,due spagnoli, un italiano e un americano), le risoluzioni collettiviste adottatea Bruxelles vengono confermate con cinquantaquattro voti contro quattro e tredici astensioni (l’opposizione è sempre francese): <<Il congresso dichiara che la società ha diritto di abolire la proprietà individuale della terra e di trasferire la terra alla comunità>>. Ancora più importante la risoluzione, adottata all’unanimità, che afferma la necessità di un’organizzazione sindacale internazionalistica: <<Il congresso ritiene che tutti i lavoratori debbano operare attivamente per creare società di resistenza nei vari corpi di mestiere>> […]. Tratto dal libro “Storia del socialismo” a cura di Jacques Droz Disponibile presso la Biblioteca Nazionale UIL Arturo Chiar

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